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mercoledì 3 agosto 2011

Opposizione fighetta in salsa cairota

In commento al mio articolo sull'Egitto e l'ipotesi - alquanto improbabile - che vi sorga una democrazia "alla turca", qualcuno ha espresso "disgusto" perché avrei "insultato il mio popolo" dichiarando che era incapace di gestire finanche un gabinetto alla turca, figuriamoci una democrazia di tipo turco" e per il mio "continuo ridicolizzare i protagonisti della rivoluzione e delle attuali proteste, descritti come “fighetti” o imbecilli che “credono di risolvere i problemi dell’Egitto insegnando alla gente a usare Facebook”. Ora far finta che il miracoloso piano socio-economico che lorsignori dell'opposizione ciberutopista hanno escogitato per salvare il paese sia frutto della fantasia del sottoscritto quando queste sono invece le testuali parole di un membro di quell'opposizione ("So cosa fare con gli abitanti delle baraccopoli. Mostriamo loro come funziona Facebook"), raccolte con non poco sconcerto dallo Zeitung (che descrive molto bene anche il perché li chiamo "fighetti"), non mi sembra un gran esempio di onestà intellettuale.

Sul fatto che questi siano invece dei veri e propri imbecilli, mi sembra che sia un corollario immediato e assodato, dopo aver letto le su citate dichiarazioni. Il fatto è che questa “borghesia colta cairota”, che io conosco molto bene tra l’altro, è fatta da persone completamente scollate dalla realtà del paese. Gente che, come Alice nel paese delle meraviglie, si è alzata venerdi scorso chiedendosi “ma da dove escono fuori tutte queste barbe” come se non sapessero in quale direzione il loro paese stava andando, da anni ormai, come se non fossero in grado di immaginare di cosa era pieno il vaso di pandora che hanno scoperchiato. Ma basterebbe un giro sul sito del quotidiano Al-Ahram – in lingua araba, non in lingua inglese – e leggere i commenti dei lettori per rendersi conto che il 95% dei commentatori egiziani pensa e scrive le stesse cose che scrivo io su questa cosiddetta opposizione che manderà il paese “a quel paese” e che invece di costruire una democrazia ci porterà alla bancarotta e alla carestia forse già a settembre ("L'Egitto sarà una repubblica delle banane senza banane" come presagisce Spengler in questo editoriale). Non a caso la stragrande maggioranza degli egiziani era strafelice dello sgombero della piazza portato avanti dalle Forze Armate ieri.

Quanto al “disgusto” per il fatto che io pensi che l’Egitto non sia pronto a gestire una democrazia alla turca, non sussistendo le condizioni socio-economico-culturali per una tale realizzazione senza la supervisione dell'Esercito, basterebbe entrare in un qualsiasi gabinetto pubblico in Egitto (cioè non di un albergo di lusso) e vedere in che condizioni versa per capire di cosa parlo (o anche queste sono da ascrivere alle autorità in carica e alla loro concezione dei diritti civili?). A me invece disgustano - e non poco - quelli che cianciano di rivoluzione seduti davanti ad una birra ghiacciata mentre si godono lo spettacolo degli egiziani che si azzuffano e chi compensa il fallimento ideologico a casa propria facendo rivoluzioni in trasferta e attaccando furiosamente chiunque osi parlare del proprio paese. Quanto all'etichetta di “bamboccione” affibiatami per difendere i gloriosi combattenti di Facebook (c'è chi è convinto che chi è emigrato in un altro paese a 18 anni possa viverci legalmente facendo appunto il "bamboccione"), la aggiungo come una medaglia ad un lungo elenco di epiteti generati per colpirmi da una macchina del fango che ormai, dopo anni di incessante attività, mi è fin troppo famigliare.