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mercoledì 21 dicembre 2011

L'Egitto non perdonerà i Fighetti di Tahrir (e i loro sostenitori)

Il 9 febbraio del 2011, due giorni prima delle dimissioni di Mubarak, scrissi due lunghi post intitolati "Perché mediare in Egitto". La mia agitazione e il mio scetticismo per una rivoluzione che si preannunciava fallimentare erano palpabili. Qualcuno colse l'occasione per dire che ero un agente contro-rivoluzionario di Mubarak, un bamboccione conservatore e reazionario che odia i "giovani borghesi colti del Cairo". Ebbene: a dieci mesi da quegli scritti, vale la pena rileggere questo mio paragrafo in particolare (vedremo perché):

"La società egiziana è in larghissima parte povera e analfabeta, nonostante alcuni si siano fatti abbagliare dall'avanguardia di bloggers che manifestano. La gente semplice - quella che sopravvive giorno per giorno con poche lire - spera soltanto che tutto si sblocchi al più presto, non importa come, per riprendre a vivere.

Di certo questa gente non è ostile al cambiamento (e chi rifiuterebbe la prospettiva del meglio?), ma non scende neanche in piazza in massa. Non per paura, che ormai la barriera della paura è crollata da molto tempo, ma perché la loro priorità è quella della
mera sopravvivenza. La fuga dei turisti e la chiusura delle fabbriche e dei cantieri minaccia seriamente il loro pasto giornaliero nel senso letterale del termine. (...)

I poveri non campano mica comprando azioni sul web o al cellulare: campano di mance, di vendita di souvenir, del duro lavoro in un cantiere. Comprano fave e un pezzo di pane giorno per giorno. Dire loro
"abbiate pazienza ma stiamo facendo la rivoluzione per il vostro bene, non importa quanto duri" è logico, lo capisco io, ma non è funzionale al raggiungimento degli obiettivi auspicati dai manifestanti perché alla lunga potrebbe far mancar loro proprio il sostegno della maggioranza per cui dicono di combattere.

Poi sono arrivate le elezioni, la vittoria degli islamisti e dei salafiti (da me prevista), la sonora sconfitta dei giovani che hanno promosso la rivolta (da me prevista), e tutto il resto. Ora leggete cosa afferma - sconsolato e colmo di frustrazione - Sandmonkey, al secolo Mahmoud Salem, uno di quei fighetti che si sono divertiti a fare la rivoluzione sulla pelle della povera gente mentre il sottoscritto spiegava, avvertiva, raccomandava e cercava di evitare loro - e soprattutto all'Egitto - il peggio.

Afferma Sandmonkey: "Perdonateci, egiziani. Siamo stati arroganti e idealisti e abbiamo sbagliato. Se potete perdonate i nostri errori, ci siamo scontrati con i militari e abbiamo dimenticato la gente (...) Il distacco tra i rivoluzionari e la gente comune esiste ed è reale. Abbiamo priorità diverse che ci hanno, inevitabilmente, allontanato gli uni dagli altri.

Le nostre priorità sono un governo civile, la fine della corruzione, la riforma del corpo di polizia, della giunta dei militari, della legge, della televisione di stato». Diverse le priorità della maggior parte degli egiziani, «vivere in pace, portare il cibo in tavola la sera, poter sfamare i propri cari e sé stessi. Abbiamo ignorato o, forse, trascurato eccessivamente tutto ciò. Abbiamo detto loro di mettere da parte le loro paure economiche, perché le cose sarebbero andate meglio nel lungo periodo».

«È stato un errore. Non possono vivere così miseramente neanche per un mese in più e noi gli abbiamo chiesto, invece, di resistere ancora per altri anni! Noi abbiamo proposto loro sicurezza e giustizia sociale nel futuro, altri – invece – hanno dato loro soldi e cibo per sopravvivere nel presente. Da che parte sta la maggior parte degli egiziani secondo te? Sicuramente non dalla nostra. Per riuscire a vincere questa battaglia, questa volta dobbiamo essere uniti. E dobbiamo capire le esigenze reali e concrete della nostra gente».


Della serie: la prossima volta che vorrete fare una rivoluzione (seria) passate prima da questo blog. La verità è che io - proprio perché conosco bene quella borghesia - ero perfettamente a conoscenza dei suoi limiti. Cosi come ero perfettamente consapevole delle esigenze e delle pulsioni che animano il mio popolo mentre i borghesi cairoti, e i loro sostenitori occidentali, questo popolo lo hanno evidentemente visto solo sulle cartoline e i cataloghi delle agenzie viaggi. Al punto di essere autenticamente convinti che gli "islamisti contano poco e si indeboliscono giorno dopo giorno" (una balla che lo stesso Sandmonkey - candidato sconfitto alle elezioni che stanno formando un parlamento fatto di un 70% di islamisti - ha fatto circolare anche sul web italiano grazie ad alcune galline. Guardacaso le stesse che mi attaccavano ferocemente).

Che Dio vi perdoni. Ma per quanto riguarda l'Egitto, sappiate che non vi perdonerà. Mai.